vantinove dicembre duemilaotto

La nottata passata in clinica non é certo delle più comode, ma almeno qualche ora l’ho passata dormendo, al contrario di Rossella che era già più nervosa. Come non capirla? Nonostante tutte le tranquillizzazioni e la sicurezza sarà lei che di lì a poche ore entrerà in sala operatoria.

So che può sembrare stupido, ma ho sensi di colpa per cose assurde: per aver dormito, per non essere io a venire aperto, per non poter fare praticamente niente…

Qualche visita delle infermiere, qualche dottore e già Rossella viene preparata per l’operazione mentre dalle altre stanze comincia il viavai. La sensazione é quella di una fabbrica che s’è messa in funzione.

Non é la parola giusta, ma penso a “catena di montaggio”.

Quasi senza accorgermene sto salutando Rossella che entra in sala. Purtroppo non potrò entrare a darle sostegno dentro. Le dico “coraggio”. Mi dico “speriamo bene”. Maggiori informazioni

Cresci, piccolo

Ci sono cose che sono così importanti che il resto quasi scompare.

L’attesa di un figlio è come essere immersi senza sosta in una sinfonia di Mahler. Il risultato è che mi ritrovo a fantasticare, soprattutto a proitettarmi nei genitori che vedo in giro, insomma fondamentalmente mi sono rimbecillito. In questo inebetimento comunque c’è una nota positiva: le priorità sono diventate palesemente chiare e le sciocchezze su cui altre volte mi incaponivo, ora neanche mi toccano. Così mi trovo a chiedermi perchè gli altri si scannano per questioni per le quali un pizzico di buon senso basterebbe per sedarle o chiarirle. Me lo chiedo per 5 secondi circa, poi passa subito. Ho cose più importanti a cui pensare. Maggiori informazioni