Misurare l’arte

Cosa è arte, e cosa non lo è?

Riflettendo su come potenzialmente ogni opera umana possa essere considerata arte, mi è venuta in mente un’idea pretenziosa, pescando un po’ da quel che ricordo della Metafisica della Qualità di Pirsig: si può misurare l’arte?

Io penso di sì, senza definire una scala rigida, ma definendo dei parametri di “misurazione”:

  • Emozione
  • Comunicazione
  • Creatività
  • Durata

Innanzitutto un’opera d’arte deve EMOZIONARE e questa è solitamente un aspetto soggettivo, ma ci sono opere che, statisticamente emozionano di più, ed emozionano più persone. Esempio di opera ad alto contenuto emozionale è Guernica di Picasso, esempio basso è la “Merda d’artista” di Giovanni Manzoni.

neosurrealism.artdigitaldesign.comL’arte di solito COMUNICA un pensiero, o racconta una storia, e ci sono messaggi che oggettivamente hanno un interesse maggiore. Ad esempio la religione è un elemento fondamentale per la stragrande maggioranza della gente, una guerra è solitamente una storia tragica, una storia d’amore stuzzica sentimenti profondi. Per contro, una costruzione (es. la Tour Eiffel) trasmette al massimo imponenza. Anche la provocazione di molta arte contemporanea è un esempio di comunicazione poco (o per nulla) stimolante. In questo senso una star della musica (i Beatles o Justin Bieber) è estremamente comunicativa (almeno finché dura la fama).

MonaLisa_sfumatoUn elemento fondamentale è l’elaborazione CREATIVA nel rappresentare l’oggetto dell’opera. Una fotografia può emozionare, ma (solitamente) ha poca possibilità di essere elaborata in senso creativo. In questo aspetto viene valorizzata l’originalità delle modalità di elaborazione. In questo senso molte opere moderne e contemporanee sono concepite con estreme elaborazioni creative, magari mischiando diverse discipline artistiche (Scultura/Teatro/Musica/Pittura). Contestualizzando il periodo storico anche le opere di Leonardo erano l’apice creativo del tempo.

Quello che consacra definitivamente un’opera d’arte è la sua capacità di essere DUREVOLE, fruibile ed apprezzata nel tempo. Chissà quali meravigliose opere d’arte sono state distrutte nel corso della storia, quanti scritti, quanti canti, quante statue sono state cancellate dall’oblio o dall’eccesso di rumore. Ad ogni modo oggi possiamo ancora apprezzare opere antiche come le piramidi egizie, e grazie alle tecnologie più moderne, possiamo rendere infinitamente riproducibili una gran quantità di discipline diverse. Ma chissà se fra 1000 anni qualcuno ancora ascolterà la boy-band di oggi?

greenbergSe questi sono i parametri, altrettanto importante è l’APPROCCIO che ogni fruitore ha con l’opera. Più si cerca di comprendere l’opera, adottando un atteggiamento critico, maggiore sarà la comprensione dell’opera stessa, in maniera direttamente proporzionale alla qualità dell’analisi intellettiva. Un fan è tipicamente accecato dagli elementi lampanti di un’opera, ma difficilmente riesce ad avere un’esperienza conoscitiva approfondita dell’oggetto della sua passione.

Ci sono delle opere che hanno caratteristiche qualitative strettamente dipendenti dal mezzo di comunicazione che utilizzano, o sono legate al pubblico al quale sono rivolte, ma penso che questi elementi non influiscano sulla misurazione dell’artisticità di un’opera.

Si accettano consigli e critiche!

1 commento su “Misurare l’arte”

  1. Hai presente “Robert Doisneau”?
    Molti suoi scatti fotografici sono emozionali ed imprigionano istanti di vita che sembrano quasi raccontare da soli un’intero scorcio di vita.
    E’ considerato uno dei più grandi fotografi mai esistiti, anche per la metodologia tecnica con cui eseguiva gli scatti estemporanei.
    Eppure, basta parlare con qualche critico per far decadere il mito; come? Semplice! Alcuni dicono che Doisneau facesse mettere in posa i soggetti prima di fare la foto… facendo perdere così tutta la magia del racconto di un istante.
    A questo punto, cosa è lecito credere “vero”? E cosa è “fondamentale” per definire artista un essere umano?
    Se Dosineau fosse stato conosciuto come il più grande fotografo “posista” mai esistito, sarebbe certamente stato apprezzato ma, qualora qualche critico avesse potuto confutare che Dosineau facesse scatti estemporanei, tale evidenza non avrebbe tuonato tanto prepotentemente quanto il suo contrario.

    Questo perché siamo abituati ad assegnare un valore più o meno positivo alle cose: una sorta di scala che misura il grado di soddisfazione etica.

    “Estemporaneo” è più positivo di “in posa”, questo è ciò che istintivamente si è abituati a pensare.

    Ma, anche qui, tutto poi dovrebbe miscelarsi alla conoscenza storica dell’artista, al significato delle opere… insomma, ad un’analisi approfondita che permetta di prescindere dal primo impatto visivo.

    Il problema, però, è che più si analizza una cosa più si perde la sua interezza… ed è per questo che bisognerebbe si essere critici ma non tanto da demolire qualcosa che è comunque opera di un sentimento, anche se creata con modalità non prettamente “pure”.

    Il sentimento di un artista può essere profondamente banale quanto immensamente aulico e non si può negare che vi è un’oggettiva differenza fra una merda d’autore ed una piramide, ed è altrettanto ovvio che il “valore” che una assume rispetto all’altra rientra nella scala succitata.

    L’eterogeneità che contraddistingue l’essere umano fa si che quasi tutto possa essere posizionato abbastanza in alto da soddisfare il piacere di alcuni soggetti.
    Non a caso esistono i feticisti, per esempio… persone che hanno un modo diverso da altri di vivere e di vedere le cose.

    Forse l’arte non si può realmente misurare, va semplicemente vissuta in quanto tale, scartando ciò che non rientra nel gusto del fruitore.

    Tu hai detto una cosa giustissima: “il mezzo di comunicazione”; l’umanità è così facilmente suggestionabile che basterebbe mettere una cornice attorno ad una pipì di cammello, ripetendo incessantemente che è la più grande opera mai inventata, da venderla all’asta per una fortuna!

    Mi piace sempre citare Joseph Goebbels, disse: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.”

    L’arte, è vero, sta nella sua durevolezza e fruibilità… ma non nel numero di “fan” che accoglie in se.

    Esistono di certo opere d’arte che stanno celate agli occhi del mondo, nascoste nei cassetti di qualcuno, imprigionate nella mente e nel cuore, inespresse, appena bisbigliate… incapaci di venire alla luce per pigrizia o per indifferenza… eppure sono lì che attendono totalmente inconsapevoli del loro valore.

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