Perchè non seguirò le olimpiadi

Perchè non seguirò le olimpiadi

Ci siamo quasi. Fra una settimana cominceranno ufficialmente i giochi olimpici di Pechino ed io non li degnerò di uno sguardo.

Certo i TG ne parleranno ed avrei sperato in un boicottaggio più diffuso, ma non pretendo di dire agl ialtri cosa devono fare, mi basta sfogare sulla mia paginetta web i motivi per cui IO ritengo giusto ignorare questa manifestazione.

Non mi illudo di fare la differenza, ma preferisco essere una goccia nell’acqua a rischio di evaporare con i miei ideali. Poi magari qualcuno capita per sbaglio di qui, legge, si documenta, ci riflette, lo dice ad un amico organizza un movimento, mandano una lettera a chi di dovere e qualcosa magari succede. Ok mi risveglio.

Ovviamente il motivo sono i diritti umani, il problema è il governo cinese, non il popolo oppresso che magari in fuga dal regime si rifugia nel nostro paese per trovare inospitalità e razzismo. Il problema è il Tibet, invaso e distrutto mercificato e prostituito senza alcun diritto. Il problema è che mi sarei aspettato dall’Italia, dall’Europa, da quell’occidente che si fa vanto di portare la bandiera dei diritti civili nel mondo, da tutto questo pretendevo una posizione chiara e decisa.

Non dico una campagna umanitaria che faccia sapere al mondo le leggi assurde e gli abusi di un regime assurdo ed anacronistico. Siamo in occidente, mi sarebbe bastato una specie di Pubblicità Progresso anche soft o magari uno spot con George Clooney che dicesse “No diritti umani, no party”.

Macchè, l’Italia boicotta a modo suo: gli sportivi partecipano ma si fanno trovare positivi ai test di doping e si fanno rispedire a casa, tanto il biglietto lo pago io. Fra parentesi, temo che siano sempre le mie tasse a pagare le droghe illegali di questi supposti sportivi. “Supposti” mi sembra la parola adatta visto che dovrebbero andare a fare… ma torniamo alla Cina.

Quando, quattro anni fa ad Atene annunciarono quale sarebbe stata la successiva nazione ad ospitare questo glorioso e significativo evento, mi sembrò una cosa buona. Mi sono detto che questa sarebbe stata l’occasione per vedere da vicino un paese tanto diverso dal nostro, una nazione boicottata, fino a ieri cenerentola dell’economia mondiale ma protagonista di una crescita contro tutte le previsioni.

Fondamentalmente ignoravo la quantità di problemi che bollivano in questo rosso enorme pentolone. Inizialmente l’informazione occidentale ha fatto il suo dovere. Mi sono svegliato da un bel sogno e ritrovato nell’incubo nel momento esatto in cui il vaso di Pandora è stato aperto.

La censura cinese è un meccanismo oppressivo potente ed implacabile. I giornalisti che vogliono denunciare o anche solamente documentare fatti che il regime ritiene inadatti, bè questi giornalisti vengono processati e condannati secondo leggi che infrangono ogni diritto civile. Anche privati blogger sono finiti in prigione per aver scritto di episodi della propria vita, episodi che il governo ha ritenuto scomodi. Queste stesse prigioni sono tristemente note per le torture ed i trattamenti disumani, stando alle poche notizie trapelate.

Il Tibet è un’area geografica che politicamente non ha mai avuto una connotazione specifica e che storicamente ha avuto con la Cina rapporti alternati di dipendenza ed autonomia. Il tibet era comunque culturalmente e legalmente separato dalla cina: se tornassimo indietro nel tempo di 60 anni vedremmo il Tibet come un pezzo di mondo in cui il tempo si è fermato, l’uomo vive in armonia con la natura e si occupa principalmente di agricoltura ed allevamento, il tutto sotto la protezione culturale dei monaci. L’etnia, la lingua, la storia, la cultura tibetana sono completamente diverse da quelle cinesi (per approfondire vi consiglio questo articolo su Wikipedia). Nel 1950 il governo cinese invase con le armi il territorio tibetano dichiarandolo una provincia cinese con una parziale autonomia. L’America e l’Europa non mossero un dito neanche quando vennero distrutti monumenti e templi buddisti di inestimabile valore in nome della Grande rivoluzione culturale cinese.

Intanto iniziò una vera e propria seconda invasione del Tibet da parte dei cinesi di etnia Han incentivati dal governo stesso ad aprire attività commerciali in un territorio ancora vergine. La crescita senza controllo generò una discreta ricchezza ma anche un degrado culturale prima sconosciuto.

Sono passati quasi 60 anni ed ancora non è stato fatto niente.

Ma ancora una volta l’ottimismo mi faceva pensare che ora la cina avrà i riflettori mondiali puntati su di sè, non potrà glissare sull’argomento, le altre nazioni, le potenze mondiali avrebbero mosso le pedine giuste, approfittando della pressione della manifestazione olimpica per strappare qualche promessa, anche vaga di una risoluzione pacifica della questione tibetana e di un adeguamento delle leggi ai diritti umani internazionali.

S’è visto qualcosa?

La cina ora censura anche i reporter internazionali che sono sul territorio, ha fornito un regolamento degli argomenti da trattare, uan stilato un elenco del materiale consentito nelle aree olimpiche (niente manifesti, niente dichiarazioni politiche), internet è blindata. Il mondo si è inchinato alla potenza economica di questo gigante che si beffa delle regole e dell’educazione.

Non posso fare molto, ma nel poco che posso fare c’è il boicottare queste maledette olimpiadi.

E viva il Tibet libero.

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